L’alibi di satana


Chiamare certa gente “satanisti” fa comodo a tutti. Alla fine dei conti chi siamo noi, miseri mortali, per impicciarci delle questioni del maligno? Chiamarli semplicemente vandali invece, oltre a togliere quell’aura di mistico potere malvagio, richiama all’ordine ben più di un responsabile (Comune, Soprintendenza, proprietari stessi) che dovrebbe tutelare quelle che oggi sono ormai le spoglie di Villa Piuma. Se c’è qualcosa che traspare dai graffiti e dalle scritte lasciate dai “visitatori indesiderati” sulle pareti dell’edificio non è certo l’inclinazione verso pratiche diaboliche, se mai è una certa imperizia nell’uso di vocaboli triviali della lingua italiana e una dubbia qualità grafica che suggerirebbe di intensificare i corsi di ornato nelle scuole dell’obbligo, tanto da avere, per lo meno, atti vandalici “artistici”. Ancora meno “satanico” appare l’atteggiamento verso l’intero complesso architettonico: non so se il diavolo abbia l’uso di smontare pezzo per pezzo i luoghi in cui poggia il piede (o lo zoccolo), ma i suoi presunti seguaci senza dubbio si sono dati un gran da fare sotto questo punto di vista. Al decadimento apportato dall’incuria e dagli agenti atmosferici (importante è infatti il danno causato da un parziale crollo del tetto che ha denotato cospicue infiltrazioni d’acqua nelle volte), si sono aggiunte distruzioni sistematiche e quasi totali di qualunque elemento presente nella struttura, per arrivare, infine, anche al sollevamento delle lastre dei pavimenti o all’abbattimento di muri, quando non allo scavo di voragini nel suolo stesso della villa.

 

Ecco dunque il risultato di anni di abbandono e del “non voler vedere” il problema del vandalismo da parte delle autorità competenti che, lo ricordo, hanno il DOVERE di vigilare sullo stato conservativo di un bene vincolato (e villa Piuma lo è) nonostante esso appartenga ad un privato. Anzi, la legge prevede che qualora il proprietario stesso non sia in grado di gestire quel determinato bene storico-artistico, l’organo competente dovrebbe intervenire per tutelarlo, arrivando in casi estremi anche alla diretta presa in gestione del manufatto.

 

Invece come al solito tutto tace: la villa è misconosciuta dai genovese e “mitizzata” come luogo “malefico” dagli abitanti locali (e da alcuni siti internet), tanto che gli unici frequentatori sono i vandali-satanisti, i giocatori di Soft-air e (ultimamente) una troupe di fotografi (!!!); la famiglia proprietaria langue in uno stato di empasse dovuto ai più che tradizionali screzi nobiliari interni; il Comune credo che non sappia neppure della sua esistenza; la Soprintendenza…che cosa sarebbe questa “Soprintendenza”????

Risultato della conta, a nessuno importa cosa succede alla villa. Genova perde un ennesimo simbolo di un ideale di bellezza che se in passato fu dei “pochi” (gli aristocratici che a suon di palanche si facevano erigere magnifici palazzi), oggi potrebbe e dovrebbe essere di tutti: Villa Piuma gode di una vista straordinaria (forse unica) sulla val Polcevera che spazia sino al mare, a quindici kilometri di distanza, senza essere ostacolata neppure dalle oscenità oggi costruite per imbruttire e soffocare il lungo-fiume. Avrebbe potuto essere un luogo piacevole per i ragazzi e le famiglie, un albergo, un ristorante, un museo, un ostello, un centro benessere, una casa di qualcuno che volesse occuparsene, ma non è stata, non è e non sarà nulla di tutto questo.

Aspetteremo che il tempo passi, che i satana vari completino in vece nostra l’opera di demolizione e quando le sue finestre non saranno che orbite vuote affacciate sul mare e sui monti liguri potremo dire, tutti in coro d’amore e d’accordo, che oramai è troppo tardi per salvarla. Oggi, adesso, quando ancora qualcosa per salvare questo luogo che se non artisticamente è straordinario paesaggisticamente, si potrebbe fare, nessuno ha voglia di sapere in che condizioni si trova. La conoscenza implica la responsabilità, e la responsabilità è una questione troppo, troppo scabrosa e faticosa per essere affrontata.

Dopotutto, l’alibi di satana non è così male come copertura no?

 

 

Appendice.

Dal momento che online troverete solo notizie di Villa Piuma a riguardo di messe nere, profanazione di tombe o racconti risibili su congiure demoniache legate ad atroci sacrifici umani del passato, vi lascio semplicemente alcune notazioni storiche sul’edificio stesso, che è stato effettivamente ben poco studiato.

Edificata nei primi decenni del XVIII secolo per la famiglia Pittaluga, la villa passa nelle mani della famiglia Piuma nel 1812, per rimanervi sino ai giorni nostri. La struttura della villa si qualifica come legata al tradizionale volume rettangolare tipico dell’architettura genovese, presentando sul fronte un atrio al piano terreno con tre grandi aperture, vicine alla concezione introdotta dall’Alessi nel XVI secolo. Ben diversa è però la monumentalità del costruito, che non presenta logge o spazi aperti, ma una solidità e compattezza estreme, scandite solo dalle aperture delle finestre e dal fregio marcapiano che separa il piano terra dal piano nobile. Gli spazi interni originari furono rimaneggiati alla fine del XIX o all’inizio del XX secolo dai Piuma, che  ampliarono il parallelepipedo della villa con l’aggiunta di alcuni volumi sul retro della stessa, inglobando molto probabilmente anche la cappella, che fino ad allora era con tutta probabilità un volume separato. Invariati rimasero il grande e luminosissimo salone del piano nobile e in generale tutti gli ambienti sul fronte dell’edificio, mentre sul retro vennero inseriti due piani ammezzati e alcune scale di servizio per far fronte al numero di “abitanti” della villa che doveva essere cospicuo nei periodi di utilizzo intenso.

Degno di nota è l’atrio voltato, delimitato da due coppie di colonne ioniche binate su cui insistono archi a tutto sesto, mentre la decorazione degli spazi interni, sebbene molto presente, è di matrice tardo ottocentesca se non novecentesca (specialmente l’ambiente della cappella) con raffigurazioni ad affresco di carattere floreale e a grottesca e non sembra degna di particolare rilevanza artistica. Di incredibile pregio è invece la vista che si gode dal salone del piano nobile, potendo far spaziare lo sguardo su tutta la val Polcevera giungendo sino al mare, comprendendo nel campo visivo ai lati sinistro e destro sia i forti di Genova che il Santuario della Madonna della Guardia. Grande rilevanza dovevano avere anche le essenze piantate nel giardino antistante la villa, a partire dai grandiosi cedri centenari che ancora svettano nello spiazzo oggi invaso dai rovi. Resta ancora leggibile, sebbene fortemente compromessa, la strada di accesso carrozzabile e pergolata che conduceva dalla casa del custode sino allo spiazzo antistante la villa: ne rimane il tracciato tipicamente sinuoso a tenaglia attorno allo spazio del parterre centrale e la serie di piloni tra cui si intravede un vialetto ciottolato.

Atrio al piano terreno, chiuso da coppie di colonne binate a formare una atipica serliana
I capitelli in stucco quasi totalmente distrutti dalle mani dei vandali
 
L’atrio, come si presentava nei primi decenni del XX secolo (fonte: Le ville del Genovesato)
Soffitto voltato e decorato a fresco con pesante cedimento della struttura portante
Soffitto voltato e decorato a fresco con decorazione del XX secolo
Canocchiale visivo della Val Polcevera sino al mare, godibile dal salone del Piano Nobile
Altare della cappella completamente distrutto dai vandali
Fronte della Villa
 
 
Fronte della villa visto dalla parte bassa del giardino
Angolo occidentale della villa dall’arrivo dell’antica strada d’accesso
Lato occidentale della villa. Si noti l’allungamento del tetto verso la parte posteriore, dovuto all’ampliamento voluto dai Piuma nel XX secolo.
Interno della Cappella.
Resti del grande camino di uno dei salotti del piano nobile
Particolare del fregio marcapiano
Il ninfeo sul retro della villa privato della statua che lo ornava e sommerso dalla vegetazione
 

Ciò che resta della biblioteca e dell’archivio Piuma

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